Lo scultore Mario Porcù appartiene alla schiera di artisti che hanno animato la cittadina di Albisola a partire dagli anni Cinquanta con il loro genio creativo, con la loro sensibilità e capacità plastica di produrre opere “semplici”, ma di grande efficacia interpretativa e tonale.
Sardo di nascita, ma ligure di adozione Mario Porcù ha saputo congiungere alla cultura arcaica della sua terra gli insegnamenti della grande scultura europea dell’epoca misurandosi con maestria su diversi mezzi espressivi come il marmo, la pietra, il bronzo, la terra cotta, la ceramica ottenendo risultati scultorei di grande contenuto espressivo. La sua anima sarda appare presente soprattutto nelle prime opere, non solo nelle rievocazioni popolate di pastori, caprette, maialini, cinghiali, mucche, ma anche negli elementi di una cultura contadina che segnerà il suo personale percorso.
Ad Albisola Porcù entra in rapporto di vera amicizia con Nanni Servettaz del quale recepisce gli ammaestramenti; grazie al più maturo scultore ligure affina la sua sensibilità e perfeziona il suo inventario popolano pervenendo a una produzione più impersonale ed essenziale.
Così pur nell’immaginario scenico dei suoi animali si sofferma a cogliere l’eleganza geometrica dello straordinario uccello delle fiabe rumene, e nelle revocazioni di Costantin Brancusi riprende le salde forme evocate da Arp e da Moore. Anche in molti ritratti in terracotta di figure femminili, spesso di adolescenti, i volti risultano come decantati dal loro contenuto espressivo per assumere 1 aurea di intimo incanto.
La stessa serie dei disegni dell’artista, fornisce un’altra conferma di come le sue predilezioni artistiche siano ormai orientate ala produzione di opere dove gli elementi naturalistici sono colti come semplici forme utilizzate per esprimere in modo plastico, essenzialistico, quasi impersonali, significati che sfuggono al fuggevole scorrere del tempo. I disegni di Porcù costituiscono infatti non una preparazione neppure una semplice riproduzione oggettiva di soggetti, ma una nuova, vera creazione che vale per se stessa. Essi permettono perciò di cogliere nell’artista una visione trasfigurata della realtà, un mondo sobrio e tranquillo ove trasognare, quei valori umani e naturalistici propri delle migliori sculture nostrane. L’uso a volte della monocromia aggiunge un senso di austerità che mette in evidenza la creazione severa, compiuta di forme e fa pensare più che a un disegno a n quadro in bianco e nero. Così se osserviamo la donna seduta con il capo appoggiato alle braccia la figura ci appare superba pur nei toni grigi e nelle sfumature morbide e sode attorno alla curva del corpo. Porcù trova nel disegno l’espressione più vera nella quale abbandonarsi alla scoperta di spazi, di corpi, di forme statuarie grandiose. Anche i nudi si distendono nella sagoma liscia e insieme si sollevano nel niveo sodo rilievo corporeo.questo busto, comunque, non è, e non vuole essere l’appassionato inseguimento del vero, bensì il vibrare di una materia e di una forma, il soffio di una vitalità fortemente pregustata e realizzata dall’amato Arturo Martini, per il quale l’artista nutriva grande stima. Alle forme spontanee e studiate nello stesso tempo va rapportato anche il taglio, onde tutta l’opera è viva e riposante insieme. L’artista Porcù, come pochi del nostro tempo, è attento ai valori classici dell’arte e della statuaria, ove l’armonia non è mai frammento, né notazione, ma elemento pregnante, visione originale nella quale l’evocazione si compiace dell’immaterialità.
In tal modo le sue ultime espressioni scultoree portano a compimento quel cammino iniziato ad Albisola in buona compagnia, soprattutto quelle donne così sensuali e carnali e quell’armamentario bestiario fatto di caprette e di arieti che lasciano comunque scoprire un fantasia non comune, una pienezza istintuale, un gioco in cui le tre dimensioni della forma plastica armonicamente si raccontano.
Caratteristica dell’epoca e degli artisti albisolesi è l’inserimento della produzione ceramica nell’edilizia civile, di cui è uno splendido esempio la Passeggiata Lungomare di Albisola, ma anche “Orfeo che suona la lira”, pannello su parete di palazzo in via Bruciati ad Albisola, “La Liguria”, pannello su grattacielo di via Fieschi a Genova o “Bancone del bar” nel Ristorante da Alfredo ad Albisola.
L’atto più vero della storia artistica dell’artista albisolese, il meglio della sua produzione è la personale lettura della forma, un’indagine progressiva della contenuta nell’aspetto degli uomini, delle cose, e di quel mondo già letto con i segni di Durer e di Leonardo, ora divenuto, per la scomparsa dell’artista, suo testamento personale.
Rievocarlo oggi con l’allestimento di una Mostra Retrospettiva Antologica ad Albisola, rappresenta non solo un debito di riconoscenza nei confronti dell’artista, ma soprattutto voler recepire quei valori artistici e plastici nei quali Porcù, anche contro corrente, si è distinto universalemente.


Luciano Pasquale, presidente Fondazione “A. De Mari” Savona

 

Alessandro Signori
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